SLUB

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Show, Learn, Use, Biomasse. Con questo acronimo intendiamo promuovere e diffondere un importante messaggio culturale per sensibilizzare il sistema pubblico e privato locale sull’uso intensivo di energie alternative e rispettose dell’ambiente come le biomasse. In particolare:
- informare sulle modalità sostenibili di gestione degli esboschi, sulle modalità di trasporto del legname verso la centrale cogenerativa e sui successivi processi di essiccazione e valorizzazione energetica.
- divulgare attraverso conferenze, incontri, materiale cartaceo, audiovisivo e iniziative promozionali la conoscenza della pirogassificazione (un processo che attraverso la termolisi scompone il materiale legnoso nelle sue componenti elementari gassose carbonio, ossigeno e idrogeno) come modalità di valorizzazione energetica delle biomasse”, sensibilizzando sui benefici di questo processo in termini di efficienza energetica minor inquinamento e opportunità di nuove iniziative lavorative;
- utilizzare l’energia prodotta dalla biomassa nella vita quotidiana dall’illuminazione di una piazza, una scuola, edifici pubblici e/o privati al riscaldamento
Intendiamo realizzare queste iniziative attraverso l’accesso, la diffusione e la condivisione del know-how e delle idee con l’utilizzo del web 2.0 e gli strumenti di social networking perché crediamo nello scambio, nella sperimentazione e nello sviluppo della creatività per attrarre idee, conoscenze, esperienze e soluzioni tecnologiche

PREMESSA

Di energie rinnovabili si parla ormai da molto tempo ma in Italia l’apprezzamento dei prodotti agro forestali tramite la valorizzazione energetica è una realtà solo da pochi anni mentre nelle altre regioni europee, in particolare la Germania, l’impiego energetico del legno e delle biomasse è una prassi consolidata già da metà anni ’70.
Nei nostri territori fino al 2005, quando è stato recepito in sede nazionale il Piano di Azione sulla Biomassa elaborato dalla Commissione Europea, sono state privilegiate altre forme di energia escludendo la foresta e il territorio agricolo ritenendo, a torto, che la legna da ardere o le coltivazioni energetiche fossero prodotti poco significativi e inquinanti. Negli ultimi 5 anni, con l’approvazione delle leggi di incentivazione, la situazione è nettamente cambiata anche se ne viene ancora sottovalutato il potenziale: la presenza e lo sviluppo di una domanda interna di biomassa è un efficace stimolo alla realizzazione di interventi di miglioramento colturale dei boschi degradati, di rivalutazione delle aree agricole marginali, di stabilizzazione delle condizioni idrogeologiche, oltre a produrre una positiva ricaduta occupazionale nel settore forestale.

COS’è LA BIOMASSA?

Tra le fonti di energia rinnovabile quella derivante dalle biomasse è ancora oggi la meno conosciuta e analizzata in profondità.
Posto che la legna viene utilizzata da sempre dall’uomo per scaldarsi o cucinare, negli ultimi anni hanno acquistato importanza, oltre al calore, altre quattro tipologie di produzioni energetiche derivanti dalla biomasse, non solo legnose:
- il biocarburante (biodiesel e olio vegetale) sintetizzato da coltivazioni erbacee o da coltivazioni ligno-cellulosiche da cui estrarre bioetanolo
- il biogas, prodotto dalla fermentazione in biodigestori di residui agrozootecnici, produzioni vegetali erbacee, frazioni organiche umide, scarti di produzione alimentare
- il vapore, conseguenza del processo combinato d combustione della biomassa in caldaie e del conseguente riscaldamento di acqua (o altri fluidi organici) in processi collegati a turbine per la produzione elettrica
- il syngas derivante da processi termo litici delle biomasse, in particolare legnose, all’interno di gassifica tori collegati a motori cogenerativi a combustione interna

FILOSOFIA AMBIENTALE

Aenergo intende valorizzare appieno il potenziale territoriale piemontese (caratterizzato da una ricchezza boschiva tra le più alte in Europa) conservando in ambito locale il valore generato.

Le incentivazioni di Legge riconosciute ai produttori di energia rinnovabile hanno spinto negli anni scorsi molti gruppi industriali a proporsi come gestori di impianti a biomasse. La quasi totalità dei progetti avviati entro il 2011 sono stati caratterizzati da potenze elevate, tecnologie poco efficienti, assetto non cogenerativo.

Questa “prima generazione” di centrali a biomassa ha trovato in genere collocazione in pianura, in località atte ad intercettare convenientemente i flussi internazionali di biomassa di scarto. Una scelta motivata dal fatto che il regime tariffario in vigore sino al 2012 incentivava solo la produzione elettrica senza distinzioni di potenza o premi per la cogenerazione termica.

La società Ternienergia, che ha condiviso, fatto proprio e realizzato il progetto di Aenergo relativo alla centrale di Borgosesia, ha capito che la filosofia di questi interventi rischiava di essere contro e non a favore dei territori boscati italiani.

Borgosesia, in questo senso, si è distinta non solo per la tecnologia di avanguardia adottata, ma anche perché è tra le primissime realtà nazionali che si è avvicinata alle foreste di un territorio operando in modo da utilizzare pienamente anche tutta la produzione termica risultando in tal modo ad alta efficienza energetica, oltre che a basso impatto emissivo.

Si può senza dubbio affermare che le poche centrali come quella di Borgosesia abbiano anticipato – e forse indirizzato -  l’attuale normativa nazionale che, dal 2013, premia con un sistema tariffario differenziato gli impianti a biomassa  distinguendo per classi di potenza e a seconda del fatto che operino in assetto cogenerativo ad alta efficienza e garantiscano livelli di emissione particolarmente ridotti.

Il legno è un materiale prezioso, versatile che si rigenera naturalmente.
E’ chiaro che deve essere prodotto e utilizzato rispettando rigidamente le regole di gestione previste dai regolamenti forestali. Solo una gestione territoriale degli esboschi compatibile con la capacità di rigenerazione delle foreste può infatti definirsi “sostenibile”. 

Allo stesso tempo, diverse esperienze in ambito europeo dimostrano come un sistema di filiera industriale “foresta-legno-energia” organico e diffuso, con interventi finalizzati e impieghi del legname ad alto valore aggiunto, generano una serie di effetti positivi sul territorio che vanno dalla qualità ambientale dei boschi, con il contenimento dello sviluppo delle specie infestanti a favore della ricrescita delle specie autoctone, al miglioramento della biodiversità, alla valorizzazione paesaggistica, alla riduzione degli interventi di protezione civile per incendi boschivi o frane.

Gli obiettivi dell’Unione Europea nel campo energetico sono sintetizzati nella “Strategia 20 20 20”, che prevede - entro il 2020 -  la riduzione del 20% dell’entità dei consumi, il 20% riduzione delle emissioni di gas climalteranti, e l’aumento del 20% della presenza di fonti rinnovabili nel totale delle fonti utilizzate.

Gli impegni sottoscritti in sede comunitaria dall’Italia sul fronte dell’energia rinnovabile definiscono uno scenario molto interessante per la valorizzazione delle biomasse italiane e, in particolare, per quelle piemontesi.

Secondo quanto stabilito dalla direttiva 2009/28/CE, nel 2020 l’Italia dovrà coprire il 17% dei consumi  finali di energia mediante fonti rinnovabili. Prendendo a riferimento lo scenario efficiente, questo significa che nel 2020 il consumo finale di energie rinnovabili dovrà attestarsi a 22,62 Mtep[1]. Di questa nuova energia, almeno un quarto dovrà essere apportata dalle biomasse solide.

Il PAN (il Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili dell’Italia) aveva già nel giugno del 2010 assegnato alle biomasse un ruolo di rilievo, ritenendo che questo combustibile organico dovesse essere promosso “in maniera organica, individuando misure volte a incrementarne la disponibilità e lo sfruttamento indirizzandone gli impieghi non alla sola generazione elettrica, ma a forme più convenienti ai fini della copertura degli usi finali: produzione di calore per il soddisfacimento di utenze termiche e per la cogenerazione.”

Sul fronte dell’incentivazione cogenerativa elettrica, il decreto approvato lo scorso mese di luglio prevede nei prossimi tre anni l’installazione di centrali a biomassa sottoposte a registro (tra legnose e biogas) per una potenza complessiva di 805 MWe a cui si aggiungeranno almeno altri 200 MWe complessivi di centrali di piccola taglia, non obbligate all’inscrizione al registro.

In pratica la proposta è più o meno raddoppiare - in tre anni - l’attuale potenza installata in Italia tra biogas e centrali a cippato.

Il PAN indica nel 48% la percentuale dell’energia rinnovabile attesa al 2020 che dovrà essere costituita da energia termica. Le stime del Piano assegnano alle biomasse una quota del 54% sul target complessivo di termica rinnovabile da raggiungere.

Si calcola che per alimentare questo sistema di caldaie occorreranno ulteriori biomasse: tra i 7 e i 10 milioni di tonnellate all’anno.

La conclusione di questo breve elenco di valori e di stime è di tipo strategico: i prossimi tre anni rappresenteranno un periodo ricco di opportunità per le filiere di legname del nostro territorio e occorre sin d’ora prevedere e pianificare con molta attenzione le attività gestionali e logistiche delle risorse boschive per approfittare di tutte le occasioni derivanti dagli strumenti messi in campo dallo Stato e dalle Regioni.

Un obiettivo di Aenergo collegato all’avvio dell’attività della centrale di Borgosesia è lo sviluppo di una produzione di pellet e materiale combustibile prodotto con il legno del territorio con il quale alimentare una rete di caldaie e generatori di calore in zona.

Sarà possibile in tal modo beneficiare dei contributi offerti sia dall’amministrazione regionale che dal nuovissimo “conto termico” nazionale.



[1] Mtep = milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, l’unità di misura individuata come parametro di confronto tra le differenti forme di energia.